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Maurizio Donzelli imenigma

“Imenigma” by Alberto Dambruoso

L’artista è colui che fissa e che rende accessibile ai più umani fra gli umani lo spettacolo di cui fanno parte senza vederlo.
(Merleau-Ponty)

Tutta la ricerca fin qui elaborata da Maurizio Donzelli e di cui questa mostra ne rappresenta certamente uno spaccato significativo anche grazie alle differenti seppur tra loro interrelate modalità esplicative di cui essa si compone, trae spunto da alcuni fondamentali interrogativi inerenti lo statuto dell’immagine che l’artista ha continuato incessantemente ad indagare nel corso degli anni servendosi esclusivamente degli strumenti classici della creazione artistica, ovvero il disegno e il colore. 

Dai lavori realizzati a partire da supporti cartacei (carta da disegno o cartoncino rigido), a quelli incapsulati in teche costituite da lenti prismatiche (i celebri Mirror), fino alle ultime creazioni in cui a ergersi a protagonisti sono una serie di arazzi lavorati nelle Fiandre da maestranze locali su disegni di particolari tratti dall’artista dal Bramantino, non sfuggirà all’attento osservatore come sia sempre infatti il disegno, a volte libero, altre inglobato e fusosi tutt’uno con il colore, a porsi come costante generatore di epifanie formali. Se dunque il disegno e il colore ci indicano le coordinate concettuali oltreché manuali da cui muove la sua ricerca, la tensione dell’opera è invece tutta da ricercarsi nell’evidenziazione finale di un ordine di tipo formale. La genesi dell’opera avviene secondo un processo che prevede la sua nascita da un nucleo costitutivo originario composto essenzialmente di segni – colore. La costruzione dell’opera prosegue fino a un certo punto con un andamento apparentemente consapevole per liberarsi poi definitivamente di qualsiasi ratio che la governi e raggiungere infine i territori dell’ignoto e dell’indeterminato. “I disegni del quasi” sono un ciclo di opere che annunciano già nel loro titolo questa propensione insita nell’opera di Donzelli, strettamente legata al transeunte, al passaggio da una forma all’altra.  Spesso è il colore a delineare, attraverso delle gocce o delle macchie, un’idea di forma; altre volte è il disegno che intrecciandosi a sé stesso crea dei grovigli, delle matasse, dei volumi. Sono forme che, seppur avvolte nel mistero della creazione, più che all’onirico o allo spirituale mirano piuttosto alla rievocazione di mondi organici, acquatici e vegetali.  E’ ciò che accade in particolare quando ci troviamo di fronte ad un suo Mirror, ma la stessa sensazione la possiamo avvertire, sia pure con modalità diverse, anche negli acquerelli e negli arazzi. Nei Mirror, forme naturali, steli di piante sottomarine sembrano prendere vita sotto la pellicola caleidoscopica di lenti prismatiche. Qui l’immagine si trova in due posti allo stesso tempo: in profondità, sottostante la pellicola e in superficie sopra di essa. L’opera si offre in una duplice direzione percettiva: nega sé stessa se la si guarda da una determinata angolazione (diventa uno specchio opaco respingente) e si esalta, prende vita, se la si osserva da una posizione centrale. L’immagine c’è e al contempo non c’è. Negli acquerelli invece è il segno di matrice “liquida” a farci ricordare certe forme di estrazione acquatica. Esso si fa mobile, fluttuante, si espande sovrapponendosi a sé stesso lungo tutta la superficie del foglio, facendo perdere così allo spettatore qualsiasi idea di centralità dell’opera.

Negli arazzi infine, l’immagine di derivazione naturalistica emerge dal fondo della trama e dell’ordito in un gioco continuo di rimandi e compenetrazioni tra segno e colore, i quali fusisi magicamente l’uno nell’altro danno vita ad immagini fantastiche e visionarie. La novità metodologica di queste ultime creazioni consiste nel fatto che Donzelli, rispetto alle opere precedenti, ha operato a partire da immagini preesistenti. Particolari di figure e di paesaggi prelevati da alcuni arazzi del Bramantino e del gotico francese e fiammingo, sono stati da lui rielaborati al computer e poi consegnati alle maestranze delle filande fiamminghe.  In questi quadri – oggetto l’artista interviene dunque fino ad un certo punto della creazione per poi delegare ad altre figure professionali il completamento dell’opera. Nel passaggio da uno stato all’altro, è lo stesso artista ad ammettere di essere il primo a rimanere meravigliato del risultato finale. Siamo forse al punto di massima concentrazione della filosofia donzelliana, che ha come postulato iniziale, occorre ricordarlo, lo studio intorno ai meccanismi che portano alla formazione dell’immagine. L’artista sembra quindi voler ammettere come la stessa creazione artistica rimanga per lo più insoluta anche a lui stesso. L’immagine si fa di conseguenza Imenigmatica, un termine quest’ultimo da lui inventato e che rappresenta probabilmente alla perfezione quella che si potrebbe definire come la condizione esistenziale dell’immagine in Donzelli. Imeningma, anagramma di immagine, suona infatti anche come enigma, domanda. Tutta l’opera di Donzelli sembra di fatto più che dare delle riposte porre allo spettatore degli interrogativi. Quest’ultimo d’altronde non ha mai recitato il ruolo del riguardante passivo perché l’opera si dà fin dal principio come una sorta di congegno mentale che stimola la sua continua interpretazione e reinterpretazione. I Mirror, in particolare, hanno sempre funzionato in questo modo: involucri di segni – colore che, a seconda dei differenti punti di osservazione, assumono sembianze diverse. L’immagine si fa di conseguenza sfuggente, inafferrabile, in continua ridefinizione e quindi ridiscussione. E’ in fondo la rappresentazione della fugacità delle sensazioni e delle apparenze nella vita di tutti i giorni, di ciò che è o che potrebbe essere, delle infinite possibilità di cogliere il mondo in tutte le sue manifestazioni mai certe e definite per sempre. 

Donzelli costruisce immagini seducenti, come pistilli di fiori in attesa di essere impollinati dallo sguardo attivo dello spettatore. Sospese tra l’impossibile e il tangibile, tra la regola e il caos, con grande profondità di linguaggio, esse ci fanno riflettere e sognare allo stesso tempo.