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The Three Gems, exhibition view, Eduardo Secci Contemporary, Florence. © Stefano Maniero

“The Three Gems” by Ilaria Bignotti

The Three Gems

Il progetto espositivo che Maurizio Donzelli (Brescia, 1958) ha ideato e realizzato per gli spazi della galleria è un percorso site-specific che accompagna il visitatore in un processo di scoperta ed esperienza immaginifiche, intervenendo sulla posizione e rapporto tra opera, ambiente, percezione e proiezione della visione.

Nella prima sala lo spettatore troverà, dinanzi ai suoi occhi, oro su nero, alcune opere della serie “O” realizzate appositamente per la mostra. Declinati in forme nuove rispetto ai precedenti, quali il rombo e l’ottagono, questi lavori realizzati con foglie color oro su oro dialogano tra perfezione e possibilità di mutamento e indefinitezza, invitando lo sguardo a un’immersione lenta nell’opera: un penetrare tra le falde rilucenti che li compongono, addensandosi sulla superficie e scavando in profondità. Attorno, l’ambiente è una grotta oscurata, un antro: accoglie il riverbero dell’opera, lo culla e rilancia in una visione contemplativa. 

Nella seconda sala, lo spettatore è condotto a uno sguardo tripartito: entra calcando con i suoi passi le opere. A pavimento, infatti, sono appositamente collocate ed elaborati in forma calpestabile le Girandole: un tripudio curvilineo che si dispiega in tutte le diramazioni del blu, colore per antonomasia della profondità e della riflessione, della meta-fisica e della meditazione. Le lingue biancastre che girano vorticose sul pavimento invitano lo spettatore a un secondo momento visivo: gli occhi roteano e inseguono l’acquario pittorico, si alzano alle pareti e scoprono che al di sopra di loro, come una immagine doppia e composita, pendono altre infinite possibili specchiature dell’immagine. Un sistema di riflettenze, infatti, fa da cassa di risonanza all’installazione a pavimento e la moltiplica. Lo sguardo scende, sale, e infine si attesta alle pareti: qui, campeggia una grande Girandola, incorniciata: un tentativo dell’artista di “delimitare” il confine tra creazione e visione, tra dicibile e inspiegabile della pittura. 

La terza sala si pone come “machine à imaginer” e potenzialmente rilancia il percorso, chiedendo al visitatore di lasciarsi incantare da tre grandi “Aleph”, dispositivi tridimensionali parallelepipedi che custodiscono, in una membrana diafana e riflettente, forme interne in continuo mutamento. Sculture come diorami e macchine, appunto, di meraviglia.

Un punctum che condensa quello che si scatena alle pareti: nuovi Mirror, tra le opere più iconiche di Donzelli, si dispongono infatti nell’ambiente. Sono dominati dai colori, dai rosa, dai rossi, dai bordeaux, dai gialli squillanti. Gemme di luce e gioia che fioriscono al nostro passaggio.

Da questa descrizione, si evince il senso del titolo della mostra The Three Gems. Un titolo evocativo – pare quasi essere quello di una fiaba antichissima, che tuttavia continua a risuonare – e prezioso – la gemma in sé contiene l’idea di una sapienza alchemica, un intuito potente che nelle gemme si riconosce intatto e permane, al di là del tempo. Ma l’idea di “gemma”, conducendo anche al potenziale continuo mutare della mineralità della pietra, idealmente si riconnette alla pregressa mostra “Diramante” che la galleria Eduardo Secci aveva dedicato a Donzelli nel 2015, rievocando il principio della germinazione – oggi, della gemmazione – delle sue immagini in potenziali nuovi mondi ai quali il nostro sguardo e la nostra mente sono condotti per mano dalla sua ricerca che ammalia e interroga, stupisce e seduce.


The exhibition project that Maurizio Donzelli (Brescia, 1958) conceived and created for the gallery spaces is a site-specific itinerary that accompanies the visitor in a process of discovery and imaginative experience, intervening in the position and relationship between the work, environment, perception, and visual projection.

In the first room the viewer will find, before his eyes, gold on black, some works of the series “O” made specifically for the exhibition. Declined in new forms compared to the previous, such as rhombus and octagon, these works made with gold leaves on gold dialogue between perfection and the possibility of change and indefiniteness. These invite the gaze to a slow immersion in the work: a penetrate between the shining layers that compose them, thickening on the surface and digging deep. Around it, the environment is a dark grotto, a cave: it welcomes the reverberation of the work, the cradle, and relaunches in a contemplative vision.

In the second room, the viewer is led to a tripartite gaze: he enters by treading the works with his steps. In fact, on the floor, the Girandole are specially placed and processed in a walkable form: curvilinear jubilation that unfolds in all the branches of blue, the color par excellence of depth and reflection, metaphysics, and meditation. The whitish tongues swirling on the floor invite the viewer to a second visual moment: the eyes swirl and chase the pictorial aquarium. They rise on the walls and discover that above them, like a double and composite image, other possible mirrors of the image hang. A reflective system acts as a sounding board for the floor installation and multiplies it. The gaze descends, goes up, and finally stands on the walls: Here, stands a large Girandola, framed: an attempt by the artist to “delimit” the boundary between creation and vision, between expressible and inexplicable painting.

The third room stands as a “machine à imaginer” and potentially relaunches the path, asking the visitor to be enchanted by three large “Aleph”, three-dimensional parallelepiped devices that guard, in a diaphanous and reflective membrane, internal forms in continuous change. Sculptures like dioramas and machines, in fact, of wonder. A punctum that condenses what is unleashed on the walls: new Mirrors, among Donzelli’s most iconic works, are arranged in the environment. They are dominated by the colors, the pinks, the reds, the burgundy, the bright yellows. Gems of light and joy bloom in our passage.

From this description, we can see the meaning of the title of the exhibition The Three Gems. It’s An evocative title, that almost seems to be that of an ancient fairy tale, which, nevertheless, continues to resound – and precious – the gem itself contains the idea of alchemical wisdom, a powerful intuition that in gems is recognized intact and remains, beyond time. But the idea of “gem” also leads to the continuous changing potential of the minerality of the stone. Ideally, it reconnects to the previous exhibition “Diramante” that the gallery Eduardo Secci had dedicated to Donzelli in 2015, recalling the principle of germination. Today, the exhibition recalls the principle of the gemmation and of his images in potential new worlds. To which our gaze and our mind are led by the hand of his research that bewitches and interrogates, amazes, and seduces.