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Maurizio Donzelli. La natura delle cose

Curated by Francesco Poli

12.03 – 30.05.2009 Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venice

Maurizio Donzelli torna a collaborare con la galleria Caterina Tognon Arte Contemporanea e lo fa presentando un lavoro site specific, curato da Franceso Poli. In continuità con la ricerca artistica degli ultimi anni, “La natura delle cose” rende il disegno protagonista assoluto, elemento fondante del linguaggio artistico-pittorico e pratica di svelamento del mondo circostante. Il disegno per Donzelli non è semplice illustrazione, ma diventa “inizio”: un inizio che contiene in potenza innumerevoli descrizioni del mondo, future o passate.

L’artista interviene quasi architettonicamente nella galleria disallestita, reinterpretandone il vuoto, con una semplicità che non è banalità, bensì extra-ordinarietà. Palazzo Da Ponte diventa la cornice della grande opera composta da più di trecento disegni su carta, affiancati l’uno all’altro sulla superficie del pavimento. Le sale della galleria si trasformano in una grande installazione, nella quale i contorni verticali dei muri diventano la cornice architettonica che accoglie l’opera e il pubblico. Segni, soggetti e sguardo dello spettatore s’incrociano, generando un’infinità di scambi mai identici. I disegni confinanti generano accostamenti e relazioni nuove, imprevedibili, dando forma a ulteriori analogie tra le immagini, a volte definibili a volte imprecisabili.

La rivoluzione sta nell’albergare il quotidiano e riscoprirne gli angoli perduti; il lavoro di Donzelli stravolge il luogo, ma al contempo ne accentua l’identità: esplora le superfici della galleria, ne sottolinea gli spigoli, dialoga con lo spazio e invita il visitatore a fare altrettanto. L’ingresso in galleria è l’ingresso nell’opera stessa: la dialettica della reinterpretazione spaziale mira all’instabilità, decostruisce e allo stesso tempo ricostruisce. Donzelli propone punti di vista inediti e proiezioni prima d’ora ignorate: i punti fermi scompaiono, le certezze si fluidificano e suggeriscono ipotesi. Un nuovo pensiero si insinua e ci parla della vertigine di ciò che riteniamo assodato, racconta nuovi punti di vista e sussurra la mutabilità di architetture e strutture (mentali?).

L’opera può essere interpretata quasi come un work in progress, oppure un lavoro sospeso che diventa un invito a farci creatori a nostra volta, riallestendo lo spazio attraverso l’immaginazione e la fruizione di un’arte che si rivela essere la fase finale di un processo di analisi e conoscenza dei luoghi.

Maurizio Donzelli is back collaborating with Caterina Tognon’s gallery of contemporary art again,  and he’s here with a specific site, aided by Francesco Poli. He is continuing his artistic research of these recent years, ‘The nature of things’ rendering the drawing the absolute protagonist, blending the element of artistic-picturesque language and practical in revealing the surrounding world. Drawing is not just simple illustration for Donzelli, but becomes ‘the beginning’: a beginning which contains a powerful number of descriptions of the world, future or past.

The artist intervenes almost in an architectonic way in an empty gallery, reinterpreting the emptiness, with a simplicity which is not banal, rather extra-ordinary. Palazzo da Ponte becomes a frame for this great work made up of more than three hundred drawings on paper, all side by side on this floor. The rooms of the gallery are transformed in one huge installation, in which the vertical edges of the walls become an architectonic frame which greets both the work and the public. Signs, subjects and glances from the public meet, generating an infinitive number of exchanges and identities. The drawings along the borders generate sets and new relations, unforeseeable, giving shape to further analogies in the images, which, at times one can define, and at others, are imprecise.

The revolution is in the stalling the daily and rediscovering the lost angles; Donzelli’s work causes an upheaval here, but at the same time accentuates the identity: it explores the surfaces of the gallery, highlighting the bumpy angles, speaking with space and inviting the viewer to do so too. The entrance to the gallery is the entrance to the piece of work itself: art overcomes physical limits like doors and windows, while fitting perfectly into the ambiance. The dialectic used in this spatial reinterpretation aims at instability, and generates crisis, it deconstructs while also reconstructing. Donzelli proposes new points of view and projections up to now unheard of: the fixed points disappear, the certainties are fluid and suggest hypothesis of instability. A new thought is insinuated and speaks to us of the dizziness of what we hold firm, by telling new points of view and murmuring the transient of architecture and structures (mentally?). 

The work can be interpreted as being in progress, or even as a suspended piece that becomes an invitation at becoming creators ourselves, by filling the space through our own imagination and using an art which reveals itself to be the final phase of a process of analysis and knowledge of places.

Maurizio Donzelli La natura delle cose
Maurizio Donzelli. La natura delle cose, exhibition view, 2009, Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venice
Maurizio Donzelli La natura delle cose
Maurizio Donzelli. La natura delle cose, exhibition view, 2009, Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venice
Maurizio Donzelli La natura delle cose
Maurizio Donzelli. La natura delle cose, exhibition view, 2009, Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venice
Maurizio Donzelli La natura delle cose
Maurizio Donzelli. La natura delle cose, exhibition view, 2009, Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venice